Madeleine al cioccolato bianco

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    Madeleine al cioccolato bianco – Avevo comprato lo stampo delle madeleine al Lidl tantissimi anni fa, ma è sempre rimasto parcheggiato sul fondo di una credenza, coperto da pirofile e teglie di uso quotidiano. Poi improvvisamente mi sono ritrovata con un bel po’ di tempo a disposizione, giornate da riempire, mani e testa da occupare per non diventare matta, ed è arrivato quindi il momento di cimentarmi delle madeleine. Dopo aver studiato tantissime ricette sui libri di cucina, sono giunta alla mia versione, buona, non troppo dolce e con un aspetto davvero simpatico. Le madeleine devono avere la pancia, e qui ce n’è in abbondanza!

    madeleine al cioccolato bianco

    Le madeleine, chiamate anche madeleinette o petit madeleine, sono delle mini tortine che fanno parte della tradizione della cucina francese, sono nate a Commercy, un piccolo paesino della Lorena che si trova nella parte nord-est della Francia. Le madeleine hanno la forma di una conchiglia panciuta e vengono cotte in un apposito stampo, che ormai si trova anche in silicone e in diverse dimensioni. La storia francese colloca le madeleine al XVIII secolo, quando Luigi XV se ne innamorò perdutamente al primo assaggio allo Chateau de Commercy.

    La ricetta delle madeleine è legata a doppio filo con Marcel Proust e l’opera “Alla ricerca del tempo perduto”, sono un modo per dimostrare che un sapore scordato ma che la nostra memoria conosce bene, può riportare a galla ricordi, sensazioni e attimi della propria vita che pensavamo di aver dimenticato per sempre.

    Madeleine al cioccolato bianco

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    Madeleine al cioccolato bianco
    Le madeleine di Proust al cioccolato bianco
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    Tempo di preparazione 1 ora+ il riposo
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    Preparazione
    1. Montate le uova con lo zucchero usando le fruste elettriche, dovete ottenere un composto chiaro e molto spumoso. Prendete una tazza e mettete dentro il latte e il burro, scaldateli nel microonde per 30 secondi e poi fate intepidire. Versate dentro anche il miele in modo che sciolga un po’ con il calore del burro e del latte, poi aggiungete tutto al composto di uova con lo zucchero e mescolate bene con le fruste.
    2. Aggiungete anche l’estratto di vaniglia o i semini di una bacca, che dovete incidere longitudinalmente e poi raschiare all’interno con la punta di un coltello. Setacciate insieme il lievito e la farina e incorporateli al vostro impasto mescolando dal basso verso l’alto con una spatola. Coprite la ciotola con la pellicola trasparente e fate riposare l’impasto delle madeleine in frigorifero per almeno 3 – 4 ore, ancora meglio tutta la notte.
    3. Imburrate gli stampi delle madeleine con il burro fuso usando un pennello da cucina e poi fate cadere sopra un po’ di farina, ondeggiate un po’ la teglia in modo da cospargere ogni stampo con la farina. Versate due cucchiaini di impasto in ogni incavo a forma di conchiglietta e cuocete in forno caldo a 170°C per 10 – 12 minuti. Fate intiepidire pochi minuti e sformate le madeleine. Imburrate e infarinate lo stampo di nuovo e cuocete le altre madeleine. Con questa dose io ne ho fatto tre infornate per un totale di 36 madeleine piccoline.
    4. Per rendere le mie madeleine ancora più carine le ho decorate con il cioccolato bianco. Ho sciolto il cioccolato nel microonde e ho tuffato dentro le madeleine per metà, le ho fatte asciugare sulla carta da forno e dopo un po’ (con il cioccolato ancora fuso) ho aggiunto anche un po’ di pistacchio tritato.
    Consigli

    Marcel Proust, Dalla parte di Swann

    Madeleine al cioccolato bianco

    Una sera d’inverno, appena rincasato, mia madre accorgendosi che avevo freddo, mi propose di prendere, contro la mia abitudine, un po’ di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, mutai parere. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati madeleine, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto di madeleine. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicessitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della madeleine. Ma lo superava infinitamente, non doveva essere della stessa natura. Da dove veniva? Che senso aveva? Dove fermarla? Bevo una seconda sorsata, non ci trovo più nulla della prima, una terza che mi porta ancor meno della seconda. E tempo di smettere, la virtù della bevanda sembra diminuire. È chiaro che la verità che cerco non è in essa, ma in me. È stata lei a risvegliarla, ma non la conosce, e non può far altro che ripetere indefinitivamente, con la forza sempre crescente, quella medesima testimonianza che non so interpretare e che vorrei almeno essere in grado di richiederle e ritrovare intatta, a mia disposizione (e proprio ora), per uno schiarimento decisivo. Depongo la tazza e mi volgo al mio spirito. Tocca a lui trovare la verità… retrocedo mentalmente all’istante in cui ho preso la prima cucchiaiata di tè. Ritrovo il medesimo stato, senza alcuna nuova chiarezza. Chiedo al mio spirito uno sforzo di più…ma mi accorgo della fatica del mio spirito che non riesce; allora lo obbligo a prendersi quella distrazione che gli rifiutavo, a pensare ad altro, a rimettersi in forze prima di un supremo tentativo. Poi, per la seconda volta, fatto il vuoto davanti a lui, gli rimetto innanzi il sapore ancora recente di quella prima sorsata e sento in me il trasalimento di qualcosa che si sposta, che vorrebbe salire, che si è disormeggiato da una grande profondità; non so cosa sia, ma sale, lentamente; avverto la resistenza e odo il rumore degli spazi percorsi…All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di madeleine che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio.

    Madeleine al cioccolato bianco

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